giovedì 29 aprile 2010

La mala Educacion





Ho sempre sentito dire a coloro che, per me bambino, erano grandi, vecchi che la chiesa è comunque un "freno" per i bambini e che è necessaria per la loro educazione.
Bè, io spero che quei vecchi non guardino adesso altrimenti, a meno che il concetto di educatizione non sia cambiato, o meglio stravolto, sarebbero perlomeno disgustati dall'operato di quella che non è più nè santa nè madre chiesa da un pò.
Purtroppo le notizie di nuovi scandali di preti pedofili si susseguono con un ritmo ormai decisamente incalzante e nel goffo tentativo di pronunciarsi in merito, nonchè di difendersi, la chiesa, nella persona del segretario di stato vaticano cardinale Tarcisio Bertone (il numero 2 del Vaticano per intenderci), ne ha sparata un'altra delle sue: Pedofilo uguale gay!

Esatto!

Con un contorto ragionamento, il cardinale Bertone, cercando di smontare la tesi che attribuisce alla forzata castità dei preti la devianza pedofila, ha dichiarato che "Molti sociologi, molti psichiatri hanno dimostrato che non c'è relazione tra celibato e pedofilia, e invece molti altri hanno dimostrato, me lo hanno detto recentemente, che c'è una relazione tra omosessualità e pedofilia. Si tratta di una patologia che interessa tutte le categorie sociali, e preti in minor grado in termini percentuali" aggiungendo che "il comportamento dei preti in questo caso, il comportamento negativo, è molto grave, è scandaloso".
A parere personale reputo questa bieca dichiarazione (non poi tanto allusiva) assolutamente impropria. Ovviamente le associazioni gay si sono mosse a difesa dei propri diritti, ma anch'io mi sento di dare il mio piccolo contributo con la mia esperienza.
Io sono cresciuto tra i gay. Mio padre era un parrucchiere per signora a discreti livelli e, si sa, nell'ambito della moda, dell'arte e dello styling in generale, la percentuale di omosessuali è alta. Questo probabilmente perchè all'omosessualità,spesso, si accompagna una spiccata sensibilità e un innato estro, ma non amo gli stereotipi, quindi non sarò io a promuoverne. Nella mia infanzia, e poi adolescenza, non ho mai visto, in mia presenza un comportamento che potesse essere considerato disdicevole e non ho mai ricevuto uno sguardo, una parola, un gesto che potesse anche lontanamente essere interpretato come allusivo o a sfondo sessuale.
Non sto qui a dire quanto gli omosessuali (con questi intendo sia uomini che donne) siano persone normali, anche perchè secondo me la normalità non esiste, ma trovo veramente infamanti le parole di uno dei massimi esponenti della chiesa contro quei fratelli, secondo l'insegnamento cristiano, che sono comunque già segnati da discriminazione.
Basti notare che i gay, nella specifica realtà delle coppie di fatto, sono discriminati anche da un punto di vista legale. I componenti delle coppie di fatto, infatti, non hanno diritto a reversibilità pensionistiche, a successione d'eredità, a visite ospedaliere in quei reparti con ristrettezze sanitarie, a visite in carcere, ecc. ecc. avendo magari dedicato la propria vita reciprocamente l'uno all'altro o l'una a all'altra. Essi, per lo stato italiano, sono dei perfetti estranei, al massimo degli amici, ma assolutamente non soggetti ai diritti che dà un'unione come il matrimonio, per intenderci.
Da disabile so bene cosa vuol dire essere additati come diversi e so anche cosa si porta dietro il parallellismo disabile-demente, ovvero ancor più discriminazione.
Per questo mi auguro, un pò provocatoriamente, che, se sono questi gli educatori che abbiamo a disposizione, i nostri figli possano crescere in una sana e splendida "maleducazione"!

L'uomo nero



Avni Er, vi dice niente questo nome? Forse ad alcuni si.Avni Er, che ha lasciato la Tunisia nel 1982 all'età di 11 anni e che non vi è mai ritornato, è stato arrestato il 1° aprile 2004 nell'ambito di un'operazione di polizia internazionale contro persone sospettate di reati di terrorismo. É stato condannato nel dicembre 2006 da una corte d'Assise di Perugia per la sua appartenenza all'organizzazione illegale Partito-Fronte rivoluzionario di liberazione del popolo (Dhkp-c) e condannato a sette anni di carcere ed espulsione.Lasciando un secondo il caso specifico di Avni,pensiamo alla condizione dello straniero quando arriva in Italia.Deve guadagnarsi la fiducia e il pane, ma come si guadangna la fiducia uno straniero,in un paese sempre più razzista? E' impresa ardua,se non impossibile. Il pane forse è più semplice da guadagnarsi, basta cedere e diventare schiavi.Peccato che non sia riconusciuta come professione "lo schiavo" altrimenti un sacco d'immigrati sarebbero regolari nel nostro Bel Paese. Più o meno un anno fa tra Italia e Malta si sfiorò la crisi diplomatica per il salvataggio di un barcone di immigrati,lasciato a largo da entrambe le nazioni. Giorni e giorni a largo,senza assistenza con donne,bambini, violando centomila convenzioni internazionali sui diritti dell'uomo.L'Italia si prese una bella condanna,ma l'orrore rimane. A un anno di distanza l'Italia si è presa un'altra bella condanna dall'unione europea,proprio per il caso di Avni Er.Amnesty International aveva chiesto all'Italia di non rimpatriare Avni per rischio che subisca torture o maltrattamenti e in base al principio di diritto internazionale di non-refoulement, l'Italia non deve rinviare nessuno in un paese nel quale potrebbe rischiare la tortura o altri maltrattamenti o ogni altro tipo di violazione dei diritti umani.Ad un anno di distanza ci siamo aggiudicati quest'altra bella condanna. Direi che di anno in anno peggioriamo.Vi lascio con la condanna della corte di Strasburgo.


Corte di Strasburgo:
Violato dall'Italia l'art. 3 della Convenzione europea dei diritti dell'Uomo che stabilisce che nessuno può essere sottoposto a tortura (Sentenza Trabelsi c. Italia, 13 aprile 2010).
La Corte europea dei diritti dell'uomo (Cedu) ha condannato oggi l'Italia per l'espulsione di Mourad Trabelsi, l'ex imam di Cremona, in Tunisia, suo Paese natale. Secondo i giudici di Strasburgo le autorità italiane, rinviando Trabelsi in Tunisia, hanno violato l'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo che stabilisce che nessuno può essere sottoposto a tortura o maltrattamenti
Le autorità italiane e quelle tunisine, secondo la Corte, non sono state in grado di dimostrare che da quando l'uomo è detenuto nelle carceri della Tunisia non abbia subito maltrattamenti. I giudici della Cedu sottolineano che nè la firma di trattati internazionali da parte della Tunisia, nè le leggi di questo Paese sono sufficienti a far ritenere che non esista un rischio concreto che Trabelsi, condannato per l'appartenenza in tempo di pace a un'organizzazione terroristica, non sia sottoposto a maltrattamenti. Inoltre, la Corte sottolinea che le affermazioni fatte dalle autorità tunisine sullo stato di salute di Trabelsi non sono corroborate da prove mediche e non dimostrano quindi che l'uomo non ha subito trattamenti contrari a quanto previsto dall'articolo 3 della convenzione. I giudici di Strasburgo hanno stabilito che l'Italia, che ha espulso Trabelsi nonostante la Corte le avesse imposto di non farlo, dovrà corrispondere all'uomo 15mila euro per danni morali e 6mila per le spese sostenute.

mercoledì 28 aprile 2010

Doppio taglio



L'abitudine rende schiavi,si dice così di solito. E' una verità,generalmente l'abitudine a qualcosa o peggio ancora a qualcuno ci rende schiavi, molte volte la scambiamo per reale bisogno e invece è solo abitudine. Orribilmente ci siamo abituati a vedere immagini di attentati in TV,ci siamo abituati a sentire tragedie,abbiamo fatto il "callo" all'orrore e un pò ne siamo drogati. In questo caso l'abitudine ci ha reso, più che schiavi, dipendenti.Ma come molte volte nella vita c'è il rovescio della medaglia, l'abitudine ha funzioni positive ed educative.Dovremmo sviluppare un ABITUDINE-SOCIALE. Io lo vivo e l'ho vissuto sulla mia pelle,la gente che è sempre cresciuta con me che è ABITUATA a me e alla mia disabilità si rapporta con me in maniera assolutamente normale.L'unica maniera per abbattere la paura del diverso (disabili,immigrati ecc) è la conoscenza e l'ABITUDINE.Chiunque si rapporti a me per la prima volta è spiazzato,non sa come comportarsi e questo perchè? Perchè non c'è l'abitudine a rapportarsi con la disabilità. Dopo poco che mi frequantano l'abitudine alla carrozzina e a tutto il resto rende il rapporto normale.Se nelle scuole abituassero realmente i bimbi alle diversità cresceremmo una generazione di cittadini-modello,consapevoli e civili. Nell'abitudine c'è un'arma a doppio taglio,possiamo sviluppare un abitudine passiva o un abitudine attiva. La scelta sta a noi,come sempre.
Anita

martedì 27 aprile 2010

Leggi o Sparo!!!!!



“Attento, attento che arriva Capitan 2 Mani”, era l'avvertimento che davamo quando catturavamo qualcuno per amputarlo. Di solito riunivamo i nostri nemici in piccoli gruppetti e iniziavamo a intimorirli raccontando quello che sarebbe accaduto. La gente gridava, ci supplicavano di lasciarli in pace, ma il gioco era farli impazzire di paura. Poi arrivava Capitan 2 Mani avevamo fatto una maglietta apposta con le sue iniziali. Si presentava con un machete e la condanna era evidente. Un colpo secco e via. Abbiamo tagliato mani, gambe, piedi, nasi, orecchie, dita.
C'era uno del gruppo che si aggirava con un sacco per il riso e raccoglieva gli arti tagliati. Avevano paura di noi. Molti sono morti dissanguati, a volte danzavamo intorno alle nostre vittime schernendole. Eravamo sempre sotto l'effetto della droga, eravamo imbattibili. Mi ricordo un attacco a un villaggio vicino a Kalabatown. Il giorno prima avevamo assalito un convoglio dell'ECOMOG e ci eravamo impossessati delle loro divise. Il piano sembrava molto divertente, il nostro capitano ci aveva ordinato di indossare le divise e fingere di essere soldati dell'ECOMOG che entravano per liberare il villaggio dai cattivi ribelli del Ruf. Alcuni fingevano anche di essere abitanti di altri villaggi liberati. Siamo arrivati nel villaggio, cantando, esultando, festeggiando la liberazione dai ribelli del Ruf. Invitavamo la gente a uscire dalle case e a unirsi ai festeggiamenti. Eravamo così bravi che ci hanno creduto. Quando gran parte del villaggio si era avvicinato abbiamo iniziato a sparare con una ferocia mai vista. Il nostro capitano gridava: “Eccoli qua i vostri cattivi ribelli, ora vi faremo vedere cosa vuol dire essere nemici del Ruf”. Quel giorno fu una strage. Li uccidevamo come fossero mosche, il mio capitano rideva. In quei momenti c'è la più totale confusione, pensi solo ad ammazzare e salvare la tua pelle. Il resto è un gioco. Più ammazzi, più sei degno di rispetto e sali di grado, questa è l'unica legge del bush. Una volta mi arrampicai su un mango e uccisi almeno 10 dell'Ecomog senza che capissero dove fossi. Da allora mi trattavano diversamente, facevo parte dei fidati. Uccidevo per essere accettato e per paura di essere la prossima vittima. Ho vissuto due anni nel bush, ormai il Ruf era diventato la mia famiglia. Per me era normale quello che facevo, ero in guerra, stavo difendendo i miei amici e il mio paese. Ero un ribelle ed ero fiero di esserlo, la gente ci rispettava, avevano paura di noi. Eravamo armati, eravamo imbattibili. Ora, dopo che ho consegnato le armi e che sembra che la guerra sia finita, mi chiamano ancora ribelle. Mi guardano con disprezzo e odio, per tutto quello che ho fatto. Io non li sopporto, divento pericoloso e non riesco più a controllarmi. Ho smesso di prendere droghe, sto cercando di ricostruirmi un futuro, ma non è facile. I miei familiari non mi vogliono, dicono che sono un ragazzo difficile, che il bush mi ha trasformato. Forse perché non riesco a controllarmi, forse si vergognano di me. Spesso ho paura di incontrare gente a cui ho ammazzato qualcuno, non mi sento mai tranquillo, è come se la guerra non fosse mai finita. Non voglio rimanere per sempre un ex ribelle. Non è facile convivere con questo passato, ancora meno facile è accettare che gli altri ogni giorno me lo sbattano in faccia. Vivo da alcuni mesi nel centro di St. Michael, dove ho trovato gente che cerca di aiutarmi. Sto imparando un lavoro come falegname, spero di riuscire a mantenermi.
Augustine, 16 anni


Perchè oggi una testimonianza così? Non c'è nessuna ricorrenza. Non esistono ricorrenze per ricordare,per parlare, dei bambini soldato. Non siamo ipocriti ci urta leggere certi racconti,ci raffredda. Questi bambini hanno il diritto ad essere ascoltati. Le parole dette dai bambini ci fanno più male perchè sono più dirette. Oggi 27 Aprile concediamoci 5 minuti e ascoltiamoli.

lunedì 26 aprile 2010

Siamo di buona COSTITUZIONE



Come promesso ogni lunedì pubblicherò un pezzo della costituzione.Oggi "tocca" ai rapporti etico-sociali.Premetto che ho dei problemi con la parola ETICA,è una di quelle parole talmente importanti e cariche di peso che andrebbero usate con un attenzione smisurata e invece ne abusiamo.C'è proprio una categoria di parole che io definirei "stuprate". Discutiamo di diritto alla VITA come di una partita di calcio, due tifoserie opposte, come se fosse possibile schierarsi a favore della vita o contro. L'unico schieramento contro la VITA che esiste sono i favorevoli alla pena di morte. I "difensori" della vita in tutte le sue forme, si riempiono la bocca della parola VITA stuprandola e svuotandola di significato.Stiamo sdoganando troppe parole e concetti negativi e razzisti e stiamo abusando e sgretolando troppe parole significative. La nostra costituzione usa le parole in maniera chiara e seria. Dovremmo farlo anche noi.

RAPPORTI ETICO-SOCIALI


Art. 30.

È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio.

Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti.

La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima.

La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità.

Art. 32.

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Art. 33.

L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento.

La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.

Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

Art. 34.

La scuola è aperta a tutti.

L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.

I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

domenica 25 aprile 2010

25 Aprile siamo liberi?




Oggi 25 non voglio fare retorica. Vi lascio a 2 racconti partigiani che mi hanno colpita. W L'ITALIA!!!!!




Giornata grigia, piovosa, e la tristezza è mia compagna. Ho trovato un vecchio album di fotografie.
Con mani tremanti lo sfoglio. E tutto il mio passato ritorna veemente. Il caro zio Ernesto, che tanto amava noi nipoti, mi sorride, con dolcezza da una vecchia foto. La mia mente torna al lontano 1944, quando in Italia vigeva il caos. Sfollati a Montalto Pavese, ove avevamo una bella villa. Un giorno, mamma e Angelo, mio fratello, vanno a Casteggio, con il calesse. Ed io a giocare a tennis dai conti Balduino nel loro castello. Al ritorno a casa una amara sorpresa: la nostra domestica mi avvisa che sono arrivati i partigiani per prendere la mamma. Papà è lontano nelle Petrolifere di Fornovo Taro, essendo dirigente. I mezzadri mi consigliano di scappare per paura che i partigiani possano rivalersi su di me. Ho 14 anni, però incosciente, prendo la bicicletta e corro incontro ai miei cari per avvisarli, e ci riesco. Però torno a casa e trovo tutte le finestre e le porte aperte e la casa spoglia di tutto. I partigiani “garibaldini“, i più criminali comunisti, hanno rubato tutto. Io non so che fare. E’ buio. E’ notte. L’incoscienza della gioventù mi fa scendere a Casteggio dai miei cari, sempre in bicicletta. Quando sento delle voci maschili mi butto, istintivamente, in un fossato. E, col cuore in gola, odo dire: “Peccato non abbiamo preso la figlia del commendatore. Anche se giovane ci saremmo divertiti tutti quanti“. Questa frase non la dimenticherò mai più!

Dopo varie peripezie riusciamo ad arrivare a Nizza Monferrato, dai miei nonni materni, i quali appena ci vedono ci scongiurano di scappare perché hanno già preso lo zio Ernesto e cercano anche noi. Una giovane madre e due ragazzi di 14 e 16 anni… La grave colpa imputataci è l’essere una famiglia “Fedele al Duce!”. Dopo varie fughe e soste in vari posti, arriviamo a Cittiglio, un paesino del Varesotto Ove papà ha trovato una bella casa. Lo zio Ernesto Arzani (cognome di cui sono molto fiera) 31 anni, con un braccio anchilosato per frattura giocando a calcio, indi esente dal militare è stato preso in un agguato, portato in un bosco dai partigiani comunisti “garibaldini“, amici d’infanzia di mio zio, lo hanno portato in un cascinale. Ove vi erano tre ufficiali della R. S. I., prigionieri. Ciò che è stato perpetrato a mio zio è inenarrabile. Per prima cosa gli hanno rotto gli occhiali (lui così miope), poi per ore, gli mettevano il capo nel liquame di un gabinetto. Seviziato in tutti i sensi, rotti gli arti a bastonate, torturato per due giorni. Con secchi d‘ acqua lercia e denudato. Con una scure gli hanno spaccato il cranio ed ancora in vita gettato in una fossa con i tre ufficiali e sepelliti vivi!!! Quei bastardi, assassini non soddisfatti di ciò, hanno chiesto ai nonni del denaro, adducendo a scusa che lo zio era vivo e in un campo di concentramento. I miei cari nonni si sono spogliati di tutto, senza sapere che lo zio dopo quattro giorni era già stato ucciso. Il partigiano chiamato il “boia” per gli assassinii perpetrati, compreso lo zio , è stato castigato da Dio. Ed una bomba a mano, con cui si trastullava, è scoppiata e prima di morire ha avuto atroce agonia. Dio è giusto! Solo dopo due mesi si è saputo tutto questo e si è potuto andare a riprendere le spoglie (con difficoltà ) dello zio e portarlo nella tomba di famiglia.

Ma, quei maledetti non hanno finito di torturarci! Finita la guerra, il 25 aprile 1945, e persa malgrado gli illusi pensino di aver vinto... dopo alcuni giorni mamma ed io siamo andate a Milano per vedere la nostra casa. Quando suona il campanello ed io vado ad aprire la porta mi sento sbattere contro il muro con il calcio di un fucile che mi fa cadere a terra. E vedo orribili ceffi che prendono la mamma e la portano via, dopo averla picchiata con il fucile. Sola, impaurita torno a Cittiglio. Mamma è stata portata nelle carceri di San Vittore, in una piccola cella stipata di uomini e donne, senza potersi sedere, con un bugliolo per tutti, 2 giorni senza acqua e vitto. Poi portata nelle “famigerate scuole di via Palmieri“ (ricordo indelebile per i milanesi per le atrocità che si facevano) ove vi è anche il seguito romano di Mussolini e vari attori famosi. Io non saprò mai ciò che successe in quei locali, perché mamma ha sempre taciuto su quello che le hanno fatto subire i partigiani. Ogni mattina li caricano a centinaia su camion scoperti e li fanno girare per le vie di Milano. I cittadini che sino a pochi giorni prima osannavano al Duce ed al Fascismo, come orde di barbari lanciano su quei poveretti escrementi umani, bottiglie, pietre, sassi, tutto ciò che poteva ledere. Di notte i bastardi partigiani entrano nelle camerate e li avvisano che l’indomani saranno tutti uccisi, con ghigno satanico. Dopo 2 mesi di torture mamma, tramite avvocati, viene liberata, mentre i suoi compagni di carcere vengono quasi tutti uccisi nelle camere di tortura.

Perché i giovani debbono essere ignari di ciò che hanno fatto i partigiani?

A te, caro zio Ernesto, mai dimenticato, ed a te mamma che hai tanto sofferto, tu che hai sempre fatto del bene a tutti e sei stata una fervente cattolica praticante, dico arrivederci in Paradiso, ove saremo nuovamente uniti, finalmente felici!
ERCOLINA MILANE

Ultima lettera di un partigiano, Brigata Garibaldi, condannato a morte.

Sandra carissima,

dopo appena sette giorni dal mio arresto mi hanno condannato a morte, stamani. Ho agito in piena coscienza di

ciò che mi aspettava. Il tuo ricordo è stato per me di grande conforto in questi terribili giorni. Non hanno avuto la

soddisfazione di veder un attimo di debolezza da parte mia. Non mi sarei mai aspettato di scrivere la prima lettera

ad una ragazza in queste condizioni. Perché tu sei la prima ragazza che abbia detto qualcosa al mio cuore. Mi è

occorso molto tempo per capire cosa eri per me. Io ti amo, ti amo disperatamente. In questi giorni ho avuto

sempre un nome in mente: Sandra; due occhi luminosi - i tuoi - che hanno rischiarato la mia cella.

Sandra, non lasciarmi mai. Perdonami questa mia debolezza, sii forte come voglio e saprò esserlo io. Sii felice, è

il mio grande desiderio.

Bruno

Sta vicina a mia madre, ne ha tanto bisogno. Sandra, Sandra.


22 gennaio 1945, Carceri Giudiziarie di Torino


Unica considerazione che voglio fare o meglio una domanda.Noi faremmo questo per la nostra reale libertà?

sabato 24 aprile 2010

Presentazioni




Nome? Giuseppe, Peppe per gli Amici

Età? 34 anni portati benissimo, o almeno voglio credere sia così

A quanti anni hai preso coscienza della malattia? Forse a partire dai 5-6 anni, a scuola, quando gli altri bimbi si alzavano e giocavano ed io no


Quale il miglior insegnamento che hai ricevuto dai tuoi genitori? Non sentirmi diverso e cercare di fare tutto senza pensare ai miei limiti. Se poi non ce la faccio…. Amen!

Cosa ti fa Paura? L’indifferenza e l’ignoranza

Hai mai pensato a come sarebbe stato senza la malattia? Si, spesso, ma la realtà è questa e mi gioco le mie carte a questo tavolo

Cosa desideri per il tuo futuro? I miei desideri credo siano quelli di tutti: realizzarmi a livello personale, crearmi una famiglia, condurre una vita serena insieme alle persone che amo

Con chi vivi? I miei genitori sono scomparsi diversi anni fa, quindi, essendo uno spirito troppo libero ed indipendente, ho trovato degli assistenti stranieri (alla faccia di chi sostiene che siano la rovina dell’Italia) che di tanto in tanto devo sostituire in quanto precari

Il tuo “piatto preferito”? Lasagne in assoluto, poi cotoletta, tiramisù… non ho grandi pretese

Parlando di gusti: i tuoi gusti sessuali? Sono etero anche se poco praticante

Come ti rapporti con l’altro sesso? Normalmente credo. Ho un problema muscolare, ma gli ormoni funzionano benissimo

E sesso in generale? col Non do al sesso un’importanza fondamentale. Mi piace, ma non è il cardine sul quale ruotano i miei pensieri

Cosa pensi dell’altro? È la mia sorellina handicappata. Scherzi a parte, Anita è una donna molto in gamba. Ho appreso diverse cose da Anita, anche su come vivere meglio con gli altri e con me stesso. Poi che io l’adori a prescindere è un puro dettaglio


Nome? Anita, anix per gli amici

Età? 21 a maggio

A quanti anni hai preso coscienza della malattia? Onestamente non lo ricordo bene. Credo verso i 3-4 anni. Quando vedevo i bimbi correre e io no. Allora ho chiesto a mia madre “Ma io quando cammino!”

Quale il miglior insegnamento che hai ricevuto dai tuoi genitori? Sicuramente fare sempre tutto come gli altri.Non pretendere trattamenti diversi.

Cosa ti fa Paura? Certamente l’ignoranza.Ma direi che ho paura della paura stessa.

Hai mai pensato a come sarebbe stato senza la malattia? Si qualche volte ma non molte volte. Sono molto realista.

Cosa desideri per il tuo futuro? Essere indipendente,potermi mantenere. Affermarmi sul lavoro.

Con chi vivi? Con i miei genitori e il mio cane.

Il tuo “piatto preferito”? Ba...pasta in tutti i modi e il tiramisù

Parlando di gusti: i tuoi gusti sessuali? etero al 100per100

Come ti rapporti con l’altro sesso? Normale, considerando che si tratta di uomini =).No scherzi a parte mi comporto come una donna si comporta di solito,essendo Stronza.

E col sesso in generale? Non amo parlarne mi da di squallido. Non lo ritengo un tabù. E’ una cosa bella e delle cose belle si parla poco,si fanno.

Cosa pensi dell’altro? E’ un bastardo ma è il mio big brother. Mi ha dato fiducia in tante cose, abbiamo un rapporto speciale.Ci capiamo al volo.L’unico difetto è che è siciliano =)

venerdì 23 aprile 2010

Prima dopo e durante la crisi




Sasi è un bimbo di quasi 4 anni, è allegro,monello,prepotente con i fratelli. Sasi è un bimbo con una malattia genetica,l’atrofia muscolare spinale tipo 1, non può camminare,durante la notte deve usare un respiratore,ha pochissima mobilità e ha bisogno di assistenza 24ore su 24. E’ il più piccolo dei fratelli,ci sono Madda Franci e Dani. Sasi vive nella ricca Trieste. Avere 4 figli è già impegnativo e dispendioso, averne uno con una malattia è ancora più impegnativo e dispendioso. Ci sono viaggi,lunghi periodi in ospedale,ma per fortuna Giusi ,la mamma,ha un lavoro,ops mi correggo aveva un lavoro.Giusi dal 1998 lavora si occupa di cartografia, mansione che si svolge prevalentemente col rilievo sul campo e in parte col contatto con autorità e enti locali per reperire dati , mappe e tutto quanto possa servire ad aggiornare il database. Nel 2006 con la nascita di Sasi si assenta dal lavoro a marzo 2007 la diagnosi della malattia a giugno dello stesso anno il pupo passa due mesi in rianimazione a causa di una grave crisi. Giusi è in congedo parentale. Tra ottobre e novembre addestramento con le infermiere. Giusi richiede la riduzione d’orario prevista dalla legge 104, di tutta risposta le viene offerto un part-time. Ci riflette un pò, con un part-time entrebbero meno soldi, rifiuta gentilmente. Durante un ricovero di controllo presso il Gaslini le viene detto che la sua richiesta di riduzione d’orario causa problemi all’azienda. Dopo vari accadimenti a Giusi viene proposto un uscita dall’azienda, riflette nuovamente e nuovamente rifiuta. Dal momento del rifiuto passano pochi giorni e Giusi viene licenziata. Così si trova con 4 figli e nessun lavoro. Non si arrende fa causa all’azienda,causa tuttora in corso. Nel frattempo non resta con le mani in mano ma continua a cercare lavoro ma ogni volta che racconta di Sasi le vengono sbattute le porte in faccia. Qui non credo c’entri la crisi. La causa è in pieno svolgimento, “se per il giudice e tutti è una questione da risolvere sui soldi, per me è solo una questione di principio, perchè mio figlio e i miei diritti non hanno un prezzo nè un valore” queste sono le parole di Giusi. Se la causa si concludesse con una vittoria sarebbe una piccola rivincita su un sistema che estromette chiunque non viene ritenuto all'altezza di quanto il mondo moderno e le multinazionali pretendono. Tutto questo accade spesso,troppo spesso. Sono realtà fantasma, che vengono fuori solo quando succedono le tragedie definite della “disperazione” ma si deve arrivare per forza all’estremo? Questi problemi si estendono anche alla scuola, Sasi ha dovuto lottare per essere inserito in una classe d’asilo. Sasi non è il problema, lui è un bambino. Il problema è una società non pronta e non strutturata a gestire le diversità.La società è una parola sfruttata ma poco compresa realmente siamo noi a formare la società, non è un entità sovrannaturale. Spero di potervi dare buone notizie su Sasi. In attesa delle goodnews, continuiamo a parlare delle nonews.
Anits

giovedì 22 aprile 2010

Numeri




Sei per cento. Di cos'è la percentuale? E' la percentuale che i telegiornali italiani hanno dedicato alle crisi umanitarie dimenticate. C'è una top ten che ci chiarisce meglio le idee : malattie dimenticate zero notizie; Congo 7 notizie; Sri Lanka 53 notizie; Yemen 54 notizie; Aids 77 notizie; Sudan 112 notizie; malnutrizione 116 notizie; Pakistan 225 notizie; Somalia 293 notizie; Afghanistan 1.632 notizie.Così per fare un piccolo paragone cito anche : alle due stagioni di saldi sono state dedicate 122 notizie, ai tre mesi di caldo 246 e ai nove mesi di influenza suina 1.337. Si sprano tanti numeri ma questi sono numeri che dovrebbero farci riflettere. Mi sofformerei su due dati AIDS 77 notizie e INFLUENZA SUINA 1.337,una è una malattia dei poveri una è dei ricchi. Ci hanno bombardato con allarmi SUINA, vaccini,mascherine, l'amuchina avrà incrementato le vendite almeno del 90%.Vaccini parliamone. Cerchiamo di non dimenticare le cose, abbiamo acquistato 24 milioni di dosi dalla Novartis. Piccolo particolare la moglie del ministro Fazio è presidente di Farmindustria,conflitto d'interesse? Di queste scorte ne abbiamo usato solo il 3%.Ci sono 178 milioni di bambini, di cui 20 milioni in forma grave,hanno l'AIDS.Quanti di questi bambini ricevo le cure adeguate? Non c'è una percentuale ufficiale,il che è inquietante.Riusciamo a parlare di tragedie solo sull'onda emotiva. Possiamo guardare 2 ore di Bruno Vespa che come un bambino in un negozio di giocattoli,si aggira per le macerie dell'Aquila, ma non sappiamo niente dei 5 milioni dei bambini che muoiono per la malnutrizione, un decesso ogni 6 secondi. Detto così è solo un numero ma ogni nostro battito di ciglia un BAMBINO muore di fame.Cosa possiamo fare noi? L'unica cosa che realmente possiamo fare è prendere coscienza di queste realtà e pretendere che i mezzi di informazione facciano il loro mestiere.Informare.Siamo vicini all'estate prepariamoci alle 246 notizie sul caldo.
Anita

mercoledì 21 aprile 2010

2010 Campioni del Mondo




Adoro il calcio ma in questo caso non è di calcio che parliamo o meglio il calcio è solo lo spunto. Scorro le notizie e mi appare "Bossi jr. dichiara che non tiferà Italia ai mondiali" primo pensiero "ecchisenefrega".Leggo tutta la notizia, "il trota" così viene chiamato, continua dicendo che lui non si riconosce nel tricolore, alla domanda se è mai stato al Sud lui risponde "Mai stato più giù di Roma".Diciamo che la notizia non mi sconvolge,come si dice la mela non cade mai lontana dall'albero.Non mi sconvolgo ma mi incazzo, il Trota è stato neo-eletto consigliere in Lombardia ha preso una carica istituzionale,facendo un parogone calcistico è come se il neo-allenatore dell'Italia dicesse "spero che vinca il Brasile" grideremmo tutti allo scandolo no? Invece il figlio di un ministro e neo-consigliere può tranquillamente dichiarare di non riconoscersi nel tricolore e la notizia non passa nei mezzi di comunicazione, così diventa una NONEWS. Certo vuoi dare spazio a una notizia del genere? Voglio dire sono solo esternazioni di una "Trota", però se i vari TG concedono spazi a varie ricerche improbabili, maggiorate e robe varie credo che cinque minuti al "Trota" si possano concedere. A forza di pensare che siano cose stupide,solo esternazioni, ci siamo ritrovati con un paese davvero spaccato a metà tra Nord e Sud, ci siamo ritrovati con una politica immigratoria ai limiti del disumano.Possiamo concedere a gente che ci rappresenta di "esternare" tutto ciò che li passa per la testa? Direi di no. Non si tratta di falso perbenismo si tratta di vero buon senso e di riacquistare un senso civico,etico e delle istituzioni. Questo processo di ri-educazione non possiamo pensare che arrivi dalla classe dirigente deve partire da noi.Un buon inizio potrebbe essere quello di non pensare sempre che siano solo "ESTERNAZIONI" iniziamo a prendere coscienza di ciò che diciamo e di ciò che sentiamo. Comunque mio caro Trota tranquillo quest'anno i mondiali non li vinciamo!
Anita

martedì 20 aprile 2010

Che rumore fa la disabilità?




Handicappato, invalido, disabile, diversamente abile. Ci sono 4 modi per chiamare un insieme di persone, ecco il punto è proprio questo, forse ci soffermiamo troppo sulla forma e tralasciamo la sostanza. Prima di essere handicappata,invalida,disabile o diversamente abile (termine che personalmente detesto) sono una PERSONA.Banale? si, eppure quasi mai nessuno si ricorda di usare questo sostantivo. Io sono Anita una Persona con disabilità.Non voglio stare qua a parlare di malattia. Nella mia vita la malattia mi ha procurato sicuramente tanti problemi, sarei ipocrita a dire il contrario,ma la mia malattia è un dato di fatto non posso farci niente. Posso passare la mia vita a compatirmi e farmi compatire ma i miei genitori non mi hanno insegnato questo.Oppure posso vivere accettando la malattia rendendola compagna di viaggio,io non combatto la mia disabilità combatto chi vede solo quella.Eh sì,perché non è la malattia che mi impedisce di prendere un autobus è l'inadeguatezza dei mezzi,tanto per fare un esempio. La disabilità fa rumore? No direi che fa chiasso e il chiasso è diverso dal rumore, nel chiasso non si capisce niente.Se sei una persona disabile o sei EROE o sei CASO UMANO.Inferno o Paradiso, il purgatorio non è concepito.Sei eroico se vai a scuola,se lavori, se hai un partner, sei un EROE se hai una vita. Sei un CASO UMANO, quello strappa lacrime da pomeriggio in tv, se non hai assistenza adeguata, se sei bloccato in casa perché non hai l'ascensore,se vivi alle soglie della povertà con la tua pensione (il mio redditto annuo è di 9.032 euro).A me non va bene,io non voglio essere eroica, non voglio essere caso umano. Io voglio vivere la mia vita al massimo delle mie potenzialità,voglio non dover sempre mettere in chiaro che sono in carrozzina ma il cervello funziona.Lo scopo del mio blog è anche un po' questo,far fare un pò di rumore alla disabilità. Non amo i minuti di silenzio quando si deve ricordare un crollo di una casa,di una scuola ecc.. Quando c'è qualcosa che non va bisogna fare RUMORE!
Anita

lunedì 19 aprile 2010

RiCostituiamoci




E' facile elencare sempre i difetti di questo nostro malaticcio paese. E' così anche nella vita di tutti i giorni, è sempre più facile vedere le cose che non vanno che non le cose positive. Sia chiaro non sono affetta da "ottimite acuta",anzi parecchie volte vedendo le cose mi viene proprio lo scoramento, ma non sono abituata a piangermi addosso e a limitarmi a dire che fa tutto schifo.Non è da me. In quinta liceo la professoressa di storia oltre a farci studiare la normale lezioncina, una volta a settimana ci faceva studiare la COSTITUZIONE.Con suo grande stupore quell'ora di "costituzione" teneva tutta la classe attenta e partecipativa,essì perchè la mia generazione ha la fama di essere ignorante,disinteressata,stupida,rincoglionita dalla tv e invece no.Io lo vivo sulla mia pelle con la mia disabilità, la mia generazione è molto più libera da schemi e luoghi comuni,però è più facile dipengerci come idioti e alla fine un pò ci siamo convinti di esserlo. Solo che la verità è un altra, la verità è che si ha paura della nostra generazione,sappiamo usare la rete,sappiamo informarci diversamente, non siamo legati a valori religiosi in maniera forte,possiamo sovvertire la scala dei valori attuale e ricostruirne una nuova meno ipocrita e più efficace. Io ho fiducia nella mia generazione,ho fiducia che sapremmo essere presenti e decisivi nel processo di cambiamento che serve ha questa nazione. Siccome dal 5' superiore mi sono "innamorata" della nostra costituzione e credo sia una cosa di cui andare fieri ogni lunedì ne pubblicherò una parte. Ovviamente iniziamo dai principi.
Anita

PRINCIPI FONDAMENTALI
Art. 1.
L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Art. 7.
Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.
Art. 9.
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.
Art. 11.
L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo


PARTE I 
DIRITTI E DOVERI DEI CITTADINI
TITOLO I
RAPPORTI CIVILI

Art. 21.
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.
Art. 26.
L'estradizione del cittadino può essere consentita soltanto ove sia espressamente prevista dalle convenzioni internazionali.
Non può in alcun caso essere ammessa per reati politici.

domenica 18 aprile 2010

Emergency

Come primo post ho il dovere di parlare di EMERGENCY e di ciò che sta succendendo lì. Ieri un amica mi ha chiesto di scrivere un pezzo per www.rlwebradio.com. Ed ecco il pezzo.

Come spieghi la guerra ha un bambino? Puoi dirgli che è per il suo futuro,per renderlo libero,puoi dirgli che non succederà niente di brutto a lui e alla sua famiglia.Così non spieghi la guerra a un bambino,così la spiegano a noi.Ci anestetizzano le coscienze,ci sentiamo meno colpevoli. Poi però ci sono i dati, quelli reali. Quelli che citano che una vittima su tre sono bambini. Inorridiamo vero? Ma le bombe non sono intelligenti? Dipende da cosa riteniamo intelligente, se riteniamo intelligente uccidere indistintamente donne uomini bambini e terroristi allora si le bombe sono intelligenti, se invece riteniamo intelligente curare indistintamente, nel pieno delle funzioni del giuramento di IPPOCRATE e senza erigersi a giustizieri, donne uomini bambini e terroristi allora riteniamo intelligente EMERGENCY. Quando un governo che si professa democratico arresta dei medici di una nazione Europea accusandoli di terrorismo senza avere alcuna prova è grave ma è ancora più grave quando lo STATO ITALIANO, che ha nei suoi principi costituzionali il ripudio della guerra, non fa niente per liberare i propri concittadini anzi le alte cariche dello stato quasi quasi esultano,questo è ALLARMANTE! Ho paura che con l’aria che tira arriveremo ad aver bisogno anche qui in Italia di un ospedale di EMERGENCY in cui vengano curati tutti indipendetemente dal tesserino sanitario in regola del proprio padre. Riprendendo un pò ingiustamente un motto di Cavour : LIBERO EMERGENCY IN LIBERO STATO.
Anita